Bolivia: il CEPR di Washington afferma che non ci sono prove di irregolarità o brogli nelle elezioni

Da L’Antidiplomatico, 11.11.2019

La narrazione dei golpisti in Bolivia è chiara: Evo Morales è stato rieletto grazie a brogli. Quindi deve rinunciare, e non partecipare alle nuove elezioni. 

Ma questi brogli, avallati anche dall’Organizzazione degli Stati Americani – che non smentisce la sua nomea di Ministero delle Colonie degli USA – che parla di presunte ‘irregolarità’ in un comunicato stranamente diffuso prima del rapporto ufficiale, sono realmente accaduti? Vi sono prove?

Una risposta ha provato a darla il Center for Economic and Policy Research (CEPR) di Washington. La risposta è no. Non ci sono stati brogli, Evo Morales ha nettamente vinto al primo turno.

«Semplicemente non esiste una base statistica o probatoria per contestare i risultati del conteggio dei voti che mostrano che Evo Morales ha vinto al primo turno», ha affermato l’analista di politica senior del CEPR e coautore del documento redatto dal think thank statunitense, Guillaume Long. «Alla fine, il conteggio ufficiale, che è legalmente vincolante e completamente trasparente, con i fogli di conteggio disponibili online, ha eguagliato i risultati del conteggio rapido». 

L’analisi statistica dei risultati elettorali e dei fogli di conteggio del 20 ottobre in Bolivia – scrive il CEPR – non mostrano alcuna prova che irregolarità o brogli abbiano influenzato il risultato ufficiale che ha dato al presidente Evo Morales una vittoria al primo turno. Contrariamente a una narrazione post-elettiva che è stata supportata, senza prove, dalla Missione di Osservazione Elettorale dell’OSA, l’analisi statistica mostra che era prevedibile che Morales avrebbe ottenuto la vittoria al primo turno, sulla base dei risultati del primo 83,85 percento dei voti scrutinati con il conteggio rapido.

Il documento «Che cosa è successo nel conteggio dei voti in Bolivia nel 2019? Il ruolo della Missione di Osservazione Elettorale dell’OSA», presenta una ripartizione dettagliata di ciò che è accaduto con il conteggio dei voti della Bolivia (sia il conteggio rapido non ufficiale, sia il conteggio ufficiale più lento), cercando di dissipare la confusione sul processo. Il rapporto include i risultati di 500 simulazioni che mostrano che la vittoria al primo turno di Morales fosse non solo possibile, ma probabile, in base ai risultati dell’83,85 percento iniziale dei voti scrutinati con il conteggio rapido. 

Insolito è stato il comunicato dell’OSA che ha dato nuovo vigore alle violenze golpiste e spinto il presidente Evo Morales a rinunciare nel mezzo di crescenti minacce contro vari esponenti del MAS. 

Mark Weisbrot, condirettore del CEPR, ha osservato come fosse altamente discutibile il fatto che l’OSA emettesse una dichiarazione stampa in cui si mettevano in discussione i risultati delle elezioni senza fornire prove a riguardo. Ha osservato che anche la relazione preliminare dell’OSA sulle elezioni non ha fornito prove del fatto che ci fosse qualcosa di sbagliato nel conteggio dei voti.

«La dichiarazione stampa dell’OSA del 21 ottobre e la sua relazione preliminare sulle elezioni boliviane sollevano inquietanti domande sull’impegno dell’organizzazione a un’osservazione imparziale, professionale ed elettorale», ha affermato Weisbrot. «L’OSA dovrebbe indagare per scoprire come tali dichiarazioni, che potrebbero aver contribuito al conflitto politico in Bolivia, siano state fatte senza alcuna prova».

Il documento verifica che le tendenze di voto storiche a favore di Morales nelle aree di votazione più lontane e impervie spiegano il motivo per cui il divario tra Morales e Mesa si è ampliato con il conteggio dei voti, terminando con un risultato ufficiale che ha portato Morales davanti a Mesa di 10,57 punti.

l documento mostra anche che le rispettive tendenze di voto per Morales e Mesa erano coerenti, contrariamente alle prime dichiarazioni post-elettive dell’OSA: «Né il conteggio rapido né il conteggio ufficiale mostrano improvvisi cambiamenti nelle tendenze nei risultati finali, e la stessa tendenza ben nota, spiegabile dalla geografia, è evidente in entrambi i casi».

«Incoraggiamo chiunque sia interessato a quello che è successo alle elezioni in Bolivia a fare il proprio esame dei fogli di calcolo e la propria analisi statistica», ha affermato Long. «Speriamo che la missione elettorale dell’OSA lo farà. Ma dobbiamo anche ricordare che una missione elettorale dell’OSA ha annullato i risultati elettorali ad Haiti nel 2011 senza basi statistiche o di altro tipo per farlo». 

Bolivia, caccia al dio litio

Da autocritica – Il Manifesto ottobre 2010
di Andrea Bertaglio

La Bolivia, la più “indigena” delle nazioni sudamericane, rappresenta uno dei pochi contesti umani e naturali rimasti ancora integri. Paese che meglio conserva la cultura tradizionale, della quale si osservano ancora valori e credenze, la Bolivia ospita infattile regione andine nelle quali fiorirono diverse culture, fra cui quella Tiwanaku, tra il II sec. a.C. ed il XIII sec. Per questo è considerato uno dei luoghi più affascinanti, oltre che meno conosciuti, dell’America latina; il più incontaminato, quindi, ma anche il più povero, se per “povero” si intende scarsamente industrializzato.
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Manifiesto de las Radios

Resolución del 1er. Ampliado de la Confederación Nacional

de Radios de los Pueblos Originarios

Considerando:

Los momentos políticos, económicos y sociales que vive el pueblo boliviano, a la cabeza de nuestro excelentísimo Presidente J. Evo Morales Ayma, es de mucha satisfacción porque todos estamos impulsando el proceso de cambio estructural en favor de las grandes mayorías. Esta es la misión de las Radios de los Pueblos Originarios, el de dar a conocer al país y al mundo entero la verdad que todo ser humano tiene  derecho a saber.
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L’ira di Morales

L’ira di Morales: Europa vergogna

 di Pablo Stefanoni

LA PAZ

da Il Manifesto

«La direttiva europea sui rimpatri è un’aggressione alla vita e all’umanità». Il presidente boliviano Evo Morales dice di essere molto deluso dall’Europa, che considerava «un’alleato strategico» nella lotta per i diritti umani. Vestito casual, parla anche dell’attuale situazione della Bolivia e si entusiasma per la possibilità di una secca sconfitta della destra nel referendum revocatorio fissato per il 10 agosto, che adesso i prefetti (governatori) dei 4 dipartimenti della cosiddetta «mezzaluna» autonomista guidata da Santa Cruz, respingono.
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Una piccola foglia verde

Da Le monde Diplomatique – Il Manifesto – Maggio 2008

Pianta benefica o pericoloso stupefacente?
Una piccola foglia verde chiamata coca

La Bolivia e il Perù hanno vigorosamente respinto l’ultimo rapporto dell’Organismo internazionale di controllo degli stupefacenti (Oics) che, il 5 marzo, ha intimato loro di vietare la produzione e il consumo della foglia di coca. Dal 1961, la «comunità internazionale» si accanisce contro questa pianta. Certo, è la materia prima per la lavorazione della cocaina e alimenta il narcotraffico. Ma possiede anche delle virtù nutritive e farmaceutiche riconosciute.

di Johanna Levy *
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Lettera aperta

24.12.2007

Lettera aperta di Danielle Mitterrand ai governanti europei: la democrazia boliviana corre un pericolo mortale.
Danielle Mitterrand; moglie dell’ex presidente francese François Mitterrand.
(Traduzione di Chajra Runaj Masis)


Come l’Europa ha imparato e crudelmente pagato, la democrazia ha bisogno di essere vissuta ininterrottamente, reinventata, difesa all’interno dei nostri paesi democratici così come nel resto del mondo. Nessuna democrazia è un’isola. Le democrazie devono aiutarsi reciprocamente. Perciò oggi faccio un appello ai nostri governanti e ai nostri grandi organi di stampa: sì, lo affermo, la giovane democrazia boliviana corre un pericolo mortale.
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Conflitto all’ombra della fame

CONFLITTO ALL’OMBRA DELLA FAME
Di Joaquin Rivery, giornalista del quotidiano boliviano El Diario
(traduzione a cura di Chajra Runaj Masis)


Forse un’ombra trascina il lutto di una donna contadina per le strade di La Paz, Cochabamba o Santa Cruz, disperata perché‚ suo marito‚ è stato assassinato nel Chapare o in un’altra regione della Bolivia senza che si conoscano i colpevoli della sua morte.

Adesso, forse senza lavoro, dovrà educare e crescere lei sola i suoi figli o abbandonarli sulla strada sperando che riescano a sopravvivere soli in mezzo alla miseria.

O forse potrà dedicarsi a curare lei stessa la parcella di foglie di coca, proibita dal governo e dall’ambasciata degli Stati Uniti ma unico sostegno possibile per la famiglia, anche se questo la obbligherà a gettarsi nella lotta generale contadina, come fece suo marito, contro le pallottole dei soldati.
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