25 ANNI DELL’ASSOCIAZIONE CHAJRARUNAJ MASIS – AMICI DEL CONTADINO – BOLIVIA

Chajra Runaj Masis significa “amici del contadino” in lingua quechua. La nostra associazione sostiene le contadine e i contadini del dipartimento di Cochabamba, in Bolivia. In Ticino collaboriamo con l’associazione partner in Bolivia con sede nella città di Cochabamba e nome omonimo a quella ticinese. 

Viene realizzata quindi una cooperazione bilaterale. Dal 2019 siamo diventati membro della Federazione delle ONG della Svizzera italiana (FOSIT).

Ci emozioniamo veramente tanto ricordando questo importante anniversario della nostra associazione. È un’emozione forte, un’emozione doppia.

La prima emozione è quell’incredibile costanza, quell’incredibile voglia di non mollare malgrado la situazione sia difficile e le condizioni economiche pessime. Eppure, sì!

Los “compañeros” di Chajrarunaj Masis Cochabamba sono venticinque anni che portano avanti questo progetto unico, questo progetto alternativo, questo progetto che è nato da dentro l’organizzazione matrice di tutte le organizzazioni “indigenas-campesinas” del dipartimento di Cochabamba, che poi si è esteso dalle valli, alla cordigliera, fino alla regione del tropico.

La seconda emozione ce la fanno provare tutti quei soci di Chajrarunaj Masis Ticino che da 25 anni continuano ancora a sostenerci, continuano ancora ad appoggiare questo nostro pensare, questo nostro credere nelle Nazioni Originarie della Bolivia. E non sono pochi. Non erano pochi nemmeno nel 1995, quando la Bottega del Mondo di Balerna con alla testa, Bruna Bernasconi, Francesco Galli e Fabiola Lurati, rispondeva alla richiesta d’aiuto alla “Federación Sindical Unica de Trabajadores Campesinos de Cochabamba” (FSUTCC) che, come principale organizzazione contadina del dipartimento, aveva assoluto bisogno di un appoggio e di una sede per sostenere, per accompagnare le contadine e i contadini che lottavano, a quei tempi, per ottenere un documento d’identità, che lottavano ancora per avere gli stessi diritti di qualsiasi cittadino boliviano.

Purtroppo, malgrado i notevoli sforzi fatti non si riuscì ad ottenere un finanziamento sufficientemente cospicuo per soddisfare quello che era il progetto di una Chjararunaj Wasi, una casa del contadino. Comunque, questi temerari pionieri della cooperazione fecero di tutto per realizzare in parte il sogno dei dirigenti contadini. Infatti, riuscirono ad ottenere un finanziamento che permise, dal febbraio del 1995, ad un gruppo di giovani volontari dell’Assemblea dei Diritti Umani di Cochabamba, di dedicarsi a tempo pieno al sostegno delle comunità contadine e delle loro organizzazioni. Nacque così Chajrarunaj Masis come equipe d’appoggio al movimento contadino-indigeno di Cochabamba.

Erano gli anni del recupero della “Tierra y Territorio”. Qualche anno prima, nel 1992 il movimento indigeno-contadino aveva manifestato per i 500 anni di resistenza, rifiutando i festeggiamenti ufficiali del governo che volevano ricordare la conquista spagnola del Abya Yala (nome con il quale le popolazioni indigene preferiscono chiamare il continente americano). Erano gli anni in cui i governi di turno saccheggiavano la Bolivia, gli anni in cui nel palazzo di governo aveva il suo ufficio l’ambasciata americana, gli anni in cui il Fondo Monetario Internazionale (FMI) era il vero ministero dell’economia della nazione boliviana. La nazionalità quechua, l’aymara, la guaraní e le altre nazionalità presenti in Bolivia, con le proprie culture, religioni e idiomi non venivano assolutamente riconosciute. Anzi venivano disprezzate e derise, a tal punto che una grossa fetta della popolazione si vergognava di appartenere a queste culture indigene e originarie. Erano quindi tempi molto difficili per i contadini che dovevano recarsi in città per la vendita dei propri prodotti o per ottenere dei documenti validi per la proprietà dei loro terreni. Negli uffici amministrativi del governo, nelle scuole, perfino in quelle rurali, faceva da padrone la lingua spagnola. Il personale era meticcio o bianco e chi aveva caratteristiche indigene era rifiutato e ingannato continuamente.

Fu così che le organizzazioni contadine boliviane da quel 1992 si ripromisero di finire con tutto questo. Dopo 500 anni di resistenza era giunto il momento di cambiare. Era giunto il momento nel quale i veri boliviani non dovevano più essere trattati come inquilini ma come padroni della loro Terra. Anche a Cochabamba il 12 ottobre del 1992, durante una imponente manifestazione, le principali organizzazioni contadine guidate dalla “FSUTCC”, decisero di organizzarsi e lottare per ottenere pari diritti anche per le donne e per gli uomini indigeni e contadini. Giurarono di recuperare la Terra e il Territorio che gli appartenevano e che gli erano stati sottratti dai tempi della colonia.

Manuel, Miguel Angel, Agustín, Susana, Efrain e Ivano, si dedicarono così, con Chajrarunaj Masis, ad accompagnare i dirigenti delle comunità contadine in questo difficile e pericoloso progetto contadino. In questi anni lavorando, giorno dopo giorno, al fianco del movimento contadino, rispondendo alle richieste dei vari dirigenti degli “ayllus”, delle centrali e sub-centrali contadine delle differenti comunità, Chajrarunaj Masis aumentò il suo raggio di azione grazie anche all’aiuto di altre associazioni straniere; come Misereor della Germania, che permise di acquistare un veicolo, A Sud dell’Italia che cooperò per la fondazione della Radio Alter-Nativa Lachiwana, che diffonde informazioni riguardanti le popolazioni originarie, in maggioranza in lingua quechua e Lizihantus dell’Inghilterra per il canale televisivo Koka TV che viene trasmesso nei quartieri di Cochabamba nelle ore serali. Furono anni difficili, di manifestazioni, marce di protesta, viaggi fino alle comunità più remote. Sfidando le intemperie, le “impossibili” strade di montagna e non da ultimo la repressione dei governi venduti all’imperialismo nord-americano. Malgrado le autorità del dipartimento remavano contro, Chajrarunaj Masis riuscì a recuperare la sede principale delle due federazioni contadine e ad ottenere i titoli di proprietà a loro favore, dopo un lunghissimo processo giudiziario, come anche sostenne l’iter per consentire alla FSUTCC, di ottenere il riconoscimento legale. Tutte attività che venivano interrotte dagli attacchi alla nostra sede da parte di gruppi paramilitari e dall’esercito. La nostra ONG ha accompagnato e appoggiato i contadini e le contadine a congressi ed assemblee regionali e provinciali; redatto i documenti con le decisioni e risoluzioni di questi importanti eventi contadini. Abbiamo spesso percorso anche chilometri a piedi per portare materiale d’informazione e proiettori che permettevano ai dirigenti contadini, di far conoscere la realtà boliviana, di far capire alle popolazioni contadine cosa stesse succedendo nel loro proprio paese e di come venivano continuamente ingannati dai governi di turno, senza che loro potessero votare per mancanza di un documento di identità.

Ma tanto sacrificio, tanta sofferenza, tanti lutti, anche tra i dirigenti della FSUTCC, feriti, incarcerati come Miguel Angel di Chajrarunaj Masis, non furono invano. Grazie anche al nostro piccolissimo ma importantissimo e indispensabile granello di sabbia, finalmente nel 2006 il processo di cambio che era iniziato nel ‘92 prese forma e consistenza con il primo governo indigeno della storia della Bolivia che prese il potere, grazie a un massiccio voto popolare. Evo Morales Ayma, divenne così il primo presidente indigeno della storia, e il 25 gennaio del 2009 il popolo boliviano tramite referendum approvò la nuova costituzione politica dello Stato Plurinazionale della Bolivia. Senza voler peccare di superbia, come associazione Chajrarinaj Masis ci siamo detti: “missione compiuta!”

Finalmente, indigeni, contadine e contadini, recuperarono la loro dignità. Finalmente erano considerati degli esseri umani a tutti gli effetti. Finalmente avevano un documento di identità e potevano votare. Grazie a questo processo di cambio messo in atto dal nuovo governo, nel periodo dal 2006 fino al 2019, anche Chajrarunaj Masis cambiò. In questi anni i nostri partner in Bolivia ebbero la possibilità di dedicarsi a dei progetti culturali, storici e di sviluppo nelle comunità. Sempre comunque con un occhio di riguardo verso l’informazione attraverso le pubblicazioni e i media come Radio Lachiwana e KokaTv.

L’ultimo di questi progetti di sviluppo è quello che dal 2018 sosteniamo per permettere la formazione e il perfezionamento di alcune contadine e contadini nella pratica dell’apicoltura. Un progetto che ha già formato una ventina di apicoltrici e apicoltori della zona del “Valle” e del Tropico di Cochabamba, grazie appunto a un centro di produzione e formazione apistica che il governo di Evo Morales aveva costruito e messo in funzione a Samuzabety, nel Chapare. Quest’anno, grazie alla collaborazione con la FOSIT, stiamo elaborando una richiesta per ampliare e perfezionare questo progetto, dando la possibilità ad altri contadini di perfezionarsi nell’apicoltura.

Purtroppo, con il colpo di stato in novembre dell’anno scorso, ci sembra di essere tornati al 1994 con la vecchia costituzione. Ancora una volta ci troviamo a dover sostenere assieme ai nostri partner a Cochabamba, la lotta per recuperare la libertà e la pace delle nazioni originarie. Purtroppo, con questo governo golpista anche il centro apistico di Samusabety è stato chiuso e abbandonato e quindi il lavoro di formazione degli apicoltori, sarà ancora più difficile e impegnativo.

Malgrado la situazione in Bolivia sia molto grave, soprattutto per le comunità contadine, malgrado ancora una volta nella storia boliviana si voglia allontanare le nazioni originarie dal palazzo di governo per ridare posto all’ambasciata americana, al FMI e a USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo Internazionale), non ci stancheremo mai di aiutare i dirigenti contadini, non abbandoneremo mai le comunità contadine e continueremo ad appoggiare i nostri partner a Cochabamba con Chajrarunaj Masis dal Ticino.

Ringraziando ancora infinitamente chi continua a sostenerci da sempre, invitiamo tutte le persone che lo volessero fare a partire da adesso, a partire da questo importantissimo ed emozionantissimo anniversario dei 25 anni a seguirci! Grazie da parte di tutto il comitato di Chajrarunaj Masis Ticino, dai nostri partner in Bolivia e da tutti gli ayllus, da tutte le comunità contadine di Cochabamba che ancora credono e sognano in una Bolivia libera e sovrana.

Indignazione per una Bolivia dimenticata e abbandonata

Abbiamo deciso di scrivere queste righe per far conoscere la nostra forte indignazione per la mancanza di informazione che un paese dell’America Latina, come la Bolivia, ancora una volta debba subire! Dimenticata e abbandonata sia dai media come anche dalle istituzioni internazionali che dovrebbero curare i diritti internazionali delle popolazioni nel mondo e intercedere per permettere una vita degna e pacifica a qualsiasi abitante di questa terra.

Come associazione Chajrarunaj Masis, amici del condadino – Bolivia, siamo molto preoccupati per la situazione incredibilmente pericolosa che le nazioni indigene boliviane stanno attraversando.

Dopo aver riacquistato la dignità umana, un documento di identità che prima non possedevano, dopo aver ottenuto buona parte dei diritti fondamentali di un essere umano, con il governo del ex presidente Evo Morales, le popolazioni indigene, i contadini e gli operai come anche la maggior parte degli abitanti dei quartieri poveri, ancora una volta hanno subito violenza e massacri da parte di un governo autoproclamatosi grazie a un colpo di Stato che purtroppo anche associazioni d’aiuto allo sviluppo ed organismi internazionali, non hanno mai chiaramente voluto ammettere. Noi stessi come associazione siamo sempre stati messi a tacere e considerati di parte per il fatto che denunciavamo tutta la violenza e le morti inflitte a chi manifestava contro questo “Golpe”!

In questi giorni, mentre i canali ufficiali dell’informazione parlano dei successi di Elon Musk, il fondatore di Tesla, veniamo a scoprire che proprio questo signore per impossessarsi delle immense risorse di litio esistenti in Bolivia ha risposto a un utente di twitter che accennava agli interventi USA in America Latina: “noi colpiamo chiunque vogliamo,… fatevene una ragione”!!

Nei giorni anteriori al colpo di Stato, in un periodo caratterizzato da forti incendi sia nel Brasile come in Bolivia, le agenzie internazionali dell’informazione bombardavano tutti i giorni, con notizie e immagini, giornali, radio e televisioni dei forti incendi causati dall’incapacità e dalla cattiva gestione territoriale paragonando Morales a Bolsonaro!

In questi giorni scopriamo che con il governo di Janine Añez, in Bolivia, dall’inizio dell’anno ad aprile ci sono stati 3368 incendi, mentre con quello di Morales nello stesso periodo 2761. Curiosamente questo era uno dei motivi per far cadere il governo di Evo Morales. Purtroppo a quei tempi tutti i difensori amici della fauna e i difensori della biodiversità, manifestavano contro l’inefficienza del governo mentre attualmente tutti tacciono.

Pochi giorni fa la presidente del Senato Eva Copa riceve minacce da parte del ministro di governo Arturo Murillo che tenta di intimidirla con una chiamata telefonica nella quale la rende attenta sulle dichiarazioni degli ultimi giorni e avvisandola di non dimenticarsi che il ministro di governo è lui! Ma ancora una volta i mezzi di comunicazione ufficiali tacciono tutto questo. Eva Copa è conosciuta per essere una tra i politici che attualmente lottano democraticamente per ottenere elezioni presidenziali.

Quelle elezioni che per la terza volta consecutiva il governo attuale rinvia con la scusa della pandemia, quando sappiamo che in varie nazioni si sono svolte elezioni presidenziali rispettando tutte le norme di sicurezza per evitare i contagi da covid-19.

Inoltre, in questo periodo, il governo che doveva essere solo di transizione ha agito contro e non a favore della popolazione. Ha per esempio acquistato respiratori a prezzi esorbitanti con guadagni illeciti nelle commissioni e inoltre non utilizzabili per la pandemia. Ha chiuso il ministero della cultura e dello sport con il pretesto di mancanza di fondi a causa della pandemia. Lunedì 3 agosto ha annullato l’anno scolastico per le scuole dell’obbligo. Ha dichiarato, con l’intenzione di intimidire le organizzazioni sociali, di aver acquistato una scorta di gas lacrimogeni per 6 mesi di manifestazioni.

Con tutto questo a cominciare dal 3 agosto, la gran parte delle organizzazioni, indigene, contadine ed operaie hanno iniziato nuovamente delle manifestazioni di protesta contro l’abuso di potere di questo governo transitorio autoproclamato senza elezioni. Questo governo che doveva organizzare le elezioni in un massimo di tre mesi e che purtroppo dopo aver massacrato in pochi giorni più di trenta persone sparando dagli elicotteri militari insiste per mantenersi al potere svendendo le risorse naturali dei boliviani, consegnandole alle multinazionali straniere come quella del signor Musk!

Proprio per questo vi scriviamo, con la forte preoccupazione che anche queste legittime manifestazioni vadano a finire nuovamente in ulteriori massacri per il popolo boliviano. Vi scriviamo fiduciosi e coscienti che questa volta possiate diffondere e far conoscere grazie ai vostri contatti, grazie al vostro lavoro, grazie al vostro potere ciò che accade in Bolivia e vigilare su ciò che sta accadendo in modo che questa volta si rispetti la vita delle donne e degli uomini boliviani e che al più presto vengano svolte le elezioni nazionali controllate da organizzazioni internazionali corrette e imparziali.

Ringraziando per l’attenzione salutiamo a tutte e a tutti cordialmente

Ivano Lurati

Presidente associazione Chajrarunaj Masis , amici del contadino -Bolivia (membro FOSIT)

SIAMO SOLIDALI E SOSTENIAMO LE RICHIESTE DI CHAJRA RUNAJ MASIS, BASTA VIOLENZA E INGIUSTIZIA IN BOLIVIA!

CHAJRA RUNAJ MASIS AMICI DEL CONTADINO

Come associazione “Chajrarunaj Masis amici del contadino – Bolivia”, membri della Federazione delle ONG della Svizzera Italiana (FOSIT) e impegnati in Bolivia nel sostenere le comunità contadine delle valli, della cordigliera e del tropico di Cochabamba, in questo periodo siamo estremamente preoccupati per quello che sta succedendo nel paese latino-americano.

La Bolivia, già provata come tutto il resto del mondo per il coronavirus, attualmente deve confrontarsi con un governo illegittimo che con un colpo di stato si è messo al potere autoproclamandosi come supposto governo di transizione e che attualmente approfittando della pandemia, reprime con violenza qualsiasi manifestazione di reclamo o di disapprovazione per le misure adottate. La popolazione indigena contadina e delle periferie urbane è ormai agli estremi della sopportazione. È duramente provata a causa di questi mesi di inattività, durante i quali non ha ricevuto nessun aiuto. Considerando che la maggior parte di questa popolazione vive alla giornata, si è arrivati dopo questi 50 giorni di una “specie di coprifuoco” a non avere nemmeno un soldo in tasca per sfamare i propri famigliari. In Bolivia la situazione è molto diversa da quella svizzera, non si può pretendere che la popolazione resti chiusa in casa morendo di fame o per mancanza d’acqua che non arriva a causa delle cisterne bloccate e i militari in strada che controllano qualsiasi movimento.

Denunciamo quindi come associazione questa situazione, questo abuso da parte del governo che approfitta di un’emergenza sanitaria per continuare nell’affermare il proprio potere e rifiutandosi di chiamare alle elezioni malgrado parlamento e senato lo stiano chiedendo da giorni.

Siamo preoccupati soprattutto per la violenza che potrà scatenarsi se il governo dovesse continuare con questa sua posizione militarista e dittatoriale, fregandosene di quanto viene deciso in senato e palamento e soprattutto di quanto il popolo sta chiedendo a gran voce per allentare le misure restrittive drastiche.

La situazione attuale ha tutte le credenziali per sfociare in quello che è successo nel mese di novembre scorso quando Jeanine Añez si è autoproclamata presidente della nazione. Le popolazioni indigene contadine e dei “barrios” popolari potrebbero esplodere in massicce manifestazioni di disapprovazione che immediatamente verranno represse con le armi di militari e polizia.

Per questo denunciamo e chiediamo alle istituzioni internazionali per i diritti umani, ai politici affidabili, ai giornalisti e ai mezzi di comunicazione trasparenti di unirsi alla nostra preoccupazione; vigilando, informando e denunciando le atrocità del governo transitorio.

Non da ultimo, vi rendiamo noto che in questi giorni, in Bolivia è stato imposto il decreto 4231 che stronca la libera espressione, la democrazia e la legge sulla libertà di stampa.

Grazie per ascoltarci e per il vostro sicuro appoggio alle popolazioni indigene dello Stato Plurinazionale della Bolivia.

Ivano Lurati, Presidente Associazione Chajrarunaj Masis

con il sostegno della rete di solidarietà Ticino-Latinoamerica

Ticino, maggio, 2020

Bolivia dismissed its October elections as fraudulent. Our research found no reason to suspect fraud.

Bolivians will hold a new election in May — without ousted president Evo Morales

From The Washington Post, 27.02.2020, by John Curiel and Jack R. Williams

As Bolivia gears up for a do-over election on May 3, the country remains in unrest following the Nov. 10 military-backed coup against incumbent President Evo Morales.

A quick recap: Morales claimed victory in October’s election, but the opposition protested about what it called electoral fraud. A Nov. 10 report from the Organization of American States (OAS) noted election irregularities, which “leads the technical audit team to question the integrity of the results of the election on October 20.” Police then joined the protests and Morales sought asylum in Mexico.

The military-installed government charged Morales with sedition and terrorism. A European Union monitoring report noted that some 40 former electoral officials have been arrested and face criminal charges of sedition and subversion, and 35 people have died in the post-electoral conflict. The highest-polling presidential candidate, a member of Morales’s Movimiento al Socialismo (MAS-IPSP) party, has received a summons from prosecutors for undisclosed crimes, a move some analysts suspect was aimed to keep him off the ballot.

The media has largely reported the allegations of fraud as fact. And many commentators have justified the coup as a response to electoral fraud by MAS-IPSP. However, as specialists in election integrity, we find that the statistical evidence does not support the claim of fraud in Bolivia’s October election.

The OAS claimed that election fraud had happened

The primary support for claims of fraud was the OAS report. The organization’s auditors claimed to have found evidence of fraud following a halt in the preliminary count — the nonbinding election-night results meant to track progress before the official count.

The Bolivian constitution requires that a candidate either earn an outright electoral majority or 40 percent of the votes, with at least a 10-percentage-point lead. Otherwise, a runoff election will take place. The preliminary count halted with 84 percent of the vote counted, when Morales had a 7.87 percentage-point lead. Though the halt was consistent with election officials’ earlier promise to count at least 80 percent of the preliminary vote on election night and continue through the official count, the OAS quickly expressed concern over the stop. When the preliminary count resumed, Morales’s margin was above the 10-percentage-point threshold.

The OAS claimed that halting the preliminary count resulted in a “highly unlikely” trend in the margin in favor of MAS-IPSP when the count resumed. The OAS reported “deep concern and surprise at the drastic and hard-to-explain change in the trend of the preliminary results.” Adopting a novel approach to fraud analysis, the OAS claimed that high deviations in data reported before and after the cutoff would indicate potential evidence of fraud.

But the statistical analysis behind this claim is problematic

The OAS report is in part based on forensic evidence that OAS analysts say points to irregularities, which includes allegations of forged signatures and alteration of tally sheets, a deficient chain of custody, and a halt in the preliminary vote count. Crucially, the OAS claimed in reference to the halt in the preliminary vote count that “an irregularity on that scale is a determining factor in the outcome​” in favor of Morales, which acted as the primary quantitative evidence to their allegations of “clear manipulation of the TREP system … which affected the results of both that system and the final count.”

We do not evaluate whether these irregularities point to deliberate interference — or reflect the problems of an underfunded system with poorly trained election officials. Instead, we comment on the statistical evidence.

Since Morales had surpassed the 40-percent threshold, the key question was whether his vote tally was 10 percentage points higher than that of his closest competitor. If not, then Morales would be forced into a runoff election against his closest competitor — former president Carlos Mesa.

Our results were straightforward. There does not seem to be a statistically significant difference in the margin before and after the halt of the preliminary vote. Instead, it is highly likely that Morales surpassed the 10-percentage-point margin in the first round.

How did we get there? The OAS approach relies on dual assumptions: that the unofficial count accurately reflects the vote continuously measured, and that reported voter preferences do not vary by the time of day. If these assumptions are true, then a change in the trend to favor one party over time could potentially indicate fraud had occurred.

The OAS cites no previous research demonstrating that these assumptions hold. There are reasons to believe that voter preferences and reporting can vary over time: with people who work voting later in the day, for instance. Areas where impoverished voters are clustered may have longer lines and less ability to count and report vote totals quickly. These factors may well apply in Bolivia, where there are severe gaps in infrastructure and income between urban and rural areas.

Was there a discontinuity between the votes counted before and after the unofficial count? For sure, discontinuities might be evidence of tampering. In Russia, for instance, one allegation is that local election officials stuff ballot boxes to meet preset targets.

If the OAS finding was correct, we would expect to see Morales’s vote margin spike shortly after the preliminary vote count halted — and the resulting election margin over his closest competitor would be too large to be explained by his performance before preliminary count stopped. We might expect to see other anomalies, such as sudden shifts in votes for Morales from precincts that were previously less inclined to vote for him.

The x-axis shows the margin for Morales before the cutoff within the preliminary count of 1,477 precincts that reported data before and after the cutoff, and the y-axis is their final margin, as reported within the official count. The high correlation between preliminary count and final vote results suggests no significant irregularities in the election count, or Morales’s final vote margin. (Jack Williams. Data from Tribunal Supremo Electoral, 2019.)

We didn’t find any evidence of any of these anomalies, as this figure shows. We find a 0.946 correlation between Morales’s margin between results before and after the cutoff in precincts counted before and after the cutoff. There is little observable difference between precincts in the results before and after the count halt, suggesting that there weren’t any significant irregularities. We and other scholars within the field reached out to the OAS for comment; the OAS did not respond.

We also ran 1,000 simulations to see if the difference between Morales’s vote and the tally for the second-place candidate could be predicted, using only the votes verified before the preliminary count halted. In our simulations, we found that Morales could expect at least a 10.49 point lead over his closest competitor, above the necessary 10-percentage-point threshold necessary to win outright. Again, this suggests that any increase in Morales’s margin after the stop can be explained entirely by the votes already counted.

There isn’t statistical support for the claims of vote fraud

There is not any statistical evidence of fraud that we can find — the trends in the preliminary count, the lack of any big jump in support for Morales after the halt, and the size of Morales’s margin all appear legitimate. All in all, the OAS’s statistical analysis and conclusions would appear deeply flawed.

Previous research published here in the Monkey Cage finds that economic and racial differences make it difficult to verify voter registration in the United States, resulting in higher use of provisional ballots among Democrats — and greater support for Democratic candidates among votes counted after Election Day. Under the OAS criteria for fraud, it’s possible that U.S. elections in which votes that are counted later tend to lean Democratic might also be classified as fraudulent. Of course, electoral fraud is a serious problem, but relying on unverified tests as proof of fraud is a serious threat to any democracy.

John Curiel is a research scientist with MIT’s Election Data and Science Lab. He earned his PhD in political science from the University of North Carolina at Chapel Hill.

Jack R. Williams is a researcher with MIT’s Election Data and Science Lab.

Solidarietà con la Bolivia

Amiche e amici,

Con la presente desidero invitarvi ad unirvi a questa iniziativa internazionale di Solidarietà con la Bolivia; firmando il seguente pronunciamento.

Qui di seguito il documento in spagnolo, inglese, francese, italiano e tedesco: https://drive.google.com/open?id=1IHudKCcmvSlXAcfQY2OzukwKBuA0CSnF

Se siete d’accordo per favore inviatemi i vostri dati a questo indirizzo: info@chajra.ch

Si può firmare a titolo personale, come organizzazione o gruppo, etc.

Grazie mille per la vostra solidarietá!!

Ivano Lurati

Presidente Chajrarunaj Masis

Bolivia: il CEPR di Washington afferma che non ci sono prove di irregolarità o brogli nelle elezioni

Da L’Antidiplomatico, 11.11.2019

La narrazione dei golpisti in Bolivia è chiara: Evo Morales è stato rieletto grazie a brogli. Quindi deve rinunciare, e non partecipare alle nuove elezioni. 

Ma questi brogli, avallati anche dall’Organizzazione degli Stati Americani – che non smentisce la sua nomea di Ministero delle Colonie degli USA – che parla di presunte ‘irregolarità’ in un comunicato stranamente diffuso prima del rapporto ufficiale, sono realmente accaduti? Vi sono prove?

Una risposta ha provato a darla il Center for Economic and Policy Research (CEPR) di Washington. La risposta è no. Non ci sono stati brogli, Evo Morales ha nettamente vinto al primo turno.

«Semplicemente non esiste una base statistica o probatoria per contestare i risultati del conteggio dei voti che mostrano che Evo Morales ha vinto al primo turno», ha affermato l’analista di politica senior del CEPR e coautore del documento redatto dal think thank statunitense, Guillaume Long. «Alla fine, il conteggio ufficiale, che è legalmente vincolante e completamente trasparente, con i fogli di conteggio disponibili online, ha eguagliato i risultati del conteggio rapido». 

L’analisi statistica dei risultati elettorali e dei fogli di conteggio del 20 ottobre in Bolivia – scrive il CEPR – non mostrano alcuna prova che irregolarità o brogli abbiano influenzato il risultato ufficiale che ha dato al presidente Evo Morales una vittoria al primo turno. Contrariamente a una narrazione post-elettiva che è stata supportata, senza prove, dalla Missione di Osservazione Elettorale dell’OSA, l’analisi statistica mostra che era prevedibile che Morales avrebbe ottenuto la vittoria al primo turno, sulla base dei risultati del primo 83,85 percento dei voti scrutinati con il conteggio rapido.

Il documento «Che cosa è successo nel conteggio dei voti in Bolivia nel 2019? Il ruolo della Missione di Osservazione Elettorale dell’OSA», presenta una ripartizione dettagliata di ciò che è accaduto con il conteggio dei voti della Bolivia (sia il conteggio rapido non ufficiale, sia il conteggio ufficiale più lento), cercando di dissipare la confusione sul processo. Il rapporto include i risultati di 500 simulazioni che mostrano che la vittoria al primo turno di Morales fosse non solo possibile, ma probabile, in base ai risultati dell’83,85 percento iniziale dei voti scrutinati con il conteggio rapido. 

Insolito è stato il comunicato dell’OSA che ha dato nuovo vigore alle violenze golpiste e spinto il presidente Evo Morales a rinunciare nel mezzo di crescenti minacce contro vari esponenti del MAS. 

Mark Weisbrot, condirettore del CEPR, ha osservato come fosse altamente discutibile il fatto che l’OSA emettesse una dichiarazione stampa in cui si mettevano in discussione i risultati delle elezioni senza fornire prove a riguardo. Ha osservato che anche la relazione preliminare dell’OSA sulle elezioni non ha fornito prove del fatto che ci fosse qualcosa di sbagliato nel conteggio dei voti.

«La dichiarazione stampa dell’OSA del 21 ottobre e la sua relazione preliminare sulle elezioni boliviane sollevano inquietanti domande sull’impegno dell’organizzazione a un’osservazione imparziale, professionale ed elettorale», ha affermato Weisbrot. «L’OSA dovrebbe indagare per scoprire come tali dichiarazioni, che potrebbero aver contribuito al conflitto politico in Bolivia, siano state fatte senza alcuna prova».

Il documento verifica che le tendenze di voto storiche a favore di Morales nelle aree di votazione più lontane e impervie spiegano il motivo per cui il divario tra Morales e Mesa si è ampliato con il conteggio dei voti, terminando con un risultato ufficiale che ha portato Morales davanti a Mesa di 10,57 punti.

l documento mostra anche che le rispettive tendenze di voto per Morales e Mesa erano coerenti, contrariamente alle prime dichiarazioni post-elettive dell’OSA: «Né il conteggio rapido né il conteggio ufficiale mostrano improvvisi cambiamenti nelle tendenze nei risultati finali, e la stessa tendenza ben nota, spiegabile dalla geografia, è evidente in entrambi i casi».

«Incoraggiamo chiunque sia interessato a quello che è successo alle elezioni in Bolivia a fare il proprio esame dei fogli di calcolo e la propria analisi statistica», ha affermato Long. «Speriamo che la missione elettorale dell’OSA lo farà. Ma dobbiamo anche ricordare che una missione elettorale dell’OSA ha annullato i risultati elettorali ad Haiti nel 2011 senza basi statistiche o di altro tipo per farlo». 

Bolivia, caccia al dio litio

Da autocritica – Il Manifesto ottobre 2010
di Andrea Bertaglio

La Bolivia, la più “indigena” delle nazioni sudamericane, rappresenta uno dei pochi contesti umani e naturali rimasti ancora integri. Paese che meglio conserva la cultura tradizionale, della quale si osservano ancora valori e credenze, la Bolivia ospita infattile regione andine nelle quali fiorirono diverse culture, fra cui quella Tiwanaku, tra il II sec. a.C. ed il XIII sec. Per questo è considerato uno dei luoghi più affascinanti, oltre che meno conosciuti, dell’America latina; il più incontaminato, quindi, ma anche il più povero, se per “povero” si intende scarsamente industrializzato.
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Manifiesto de las Radios

Resolución del 1er. Ampliado de la Confederación Nacional

de Radios de los Pueblos Originarios

Considerando:

Los momentos políticos, económicos y sociales que vive el pueblo boliviano, a la cabeza de nuestro excelentísimo Presidente J. Evo Morales Ayma, es de mucha satisfacción porque todos estamos impulsando el proceso de cambio estructural en favor de las grandes mayorías. Esta es la misión de las Radios de los Pueblos Originarios, el de dar a conocer al país y al mundo entero la verdad que todo ser humano tiene  derecho a saber.
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